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Ricerca e sviluppo: nuovi chiarimenti

Emanata circolare con la quale l’Agenzia delle Entrate fornisce istruzioni alle imprese che intendono usufruire dell’incentivo, alla luce delle modifiche introdotte, al fine di potenziare lo strumento, con l’ultima Legge di bilancio.

Con la circolare n. 13/E di oggi, elaborata d’intesa con il Ministero dello Sviluppo economico, l’Agenzia delle Entrate fornisce istruzioni alle imprese che intendono usufruire dell’incentivo, alla luce delle modifiche introdotte, al fine di potenziare lo strumento, con l’ultima Legge di bilancio.

La legge di Stabilità 2015, modificando la misura introdotta dall’art. 3 del D.L. 145/2013, ha riconosciuto un credito d’imposta a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019. La legge di bilancio 2017 ha recentemente prorogato di un anno il periodo di tempo nel quale possono essere effettuati gli investimenti ammissibili (fino al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020) e ha potenziato il beneficio prevedendo, con decorrenza dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016:

  • l’applicazione di un’aliquota unica del credito di imposta, pari al 50 per cento, a prescindere dalla tipologia di investimenti effettuati;
  • l’ammissibilità delle spese relative a tutto il "personale impiegato nell’attività di ricerca e sviluppo" non essendo più richiesto il requisito di specializzazione, secondo il quale detto personale doveva essere "altamente qualificato";
  • l’incremento a 20 milioni di euro (dagli originari 5 milioni di euro) dell’importo massimo annuale del credito di imposta spettante a ciascun beneficiario.

Ecco, pertanto, come si articola in base alla nuova disciplina, l’incentivo alle imprese in forma di credito d’imposta per attività e investimenti in ricerca e sviluppo:

Soggetti beneficiari

Sono ammessi i seguenti soggetti che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo:

  • imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore in cui operano, dal regime contabile adottato e dalle dimensioni aziendali
  • imprese che operano sul territorio nazionale in base a contratti di committenza con imprese residenti o localizzate in altri Stati Ue, in Paesi aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo o inclusi nella lista di cui al decreto del Ministero delle Finanze del 4 settembre 1996, aggiornata dal decreto del 9 agosto 2016
  • imprese neo-costiuite, cioè le imprese che hanno intrapreso l’attività a partire dal 2015
  • consorzi e le reti di imprese
  • enti non commerciali in caso esercitino un’attività commerciale

Durata

L’agevolazione verrà riconosciuta per 5 anni.

Attività ammesse

Sono ammissibili al credito d’imposta le seguenti attività di ricerca e sviluppo:

a) lavori sperimentali o teorici svolti, aventi quale principale finalità l'acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o usi commerciali diretti;

b) ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti ovvero la creazione di componenti di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c);

c) acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati; può trattarsi anche di altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi e servizi; tali attività possono comprendere l'elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, inclusi gli studi di fattibilità, purché' non siano destinati a uso commerciale; realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati a esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida;

d) produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati in vista di applicazioni industriali o per finalità commerciali.

Non si considerano attività di ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti. 

Non si considerano attività di ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti.

Spese ammesse

Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 50% calcolato sulle spese sostenute in eccedenza rispetto agli investimenti realizzati nei 3 periodi d’imposta precedenti, per:

  • personale impiegato nell’attività di ricerca e sviluppo, sia altamente qualificato sia tecnico;
  • contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese comprese le start-up innovative
  • quote di ammortamento acquisizione o utilizzazione strumenti e attrezzature;
  • competenze tecniche e privative industriali.

Importo massimo annuale

Il credito d’imposta è riconosciuto, fino ad un importo massimo annuale di euro 20 milioni per ciascun beneficiario, a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo almeno pari a euro 30.000.

Modalità di fruizione

Il credito d’imposta:

  • va indicato nel modello UNICO relativo al periodo d’imposta nel corso del quale lo stesso è maturato;
  • non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile IRAP;
  • non rileva ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi ex artt. 61 e 109, TUIR;
  • è utilizzabile esclusivamente in compensazione.

Le spese in R&S rendicontate dovranno essere supportate da apposita documentazione contabile certificata dal soggetto incaricato della revisione legale o dal collegio sindacale o da un professionista iscritto nel registro della revisione legale. La certificazione delle spese andrà allegata al bilancio.

Cumulabilità

L'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulla fruibilità dell’agevolazione per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo e delle sovvenzioni erogate dall’Unione Europea specificando, in particolare, le modalità di calcolo per verificare gli importi in relazione ai quali è possibile beneficiare del credito.

L’esistenza del cumulo va verificata solo sui costi ammissibili a entrambe le discipline agevolative: l’importo del credito d’imposta teoricamente spettante sommato con i contributi comunitari riferibili ai costi eleggibili al credito non deve risultare superiore ai costi ammissibili di competenza del periodo di imposta per il quale si intende accedere all’agevolazione. Ciò al fine di accertare che, a seguito del cumulo degli incentivi, le spese relative agli investimenti ammissibili non risultino coperte oltre il limite massimo, rappresentato dal 100% del loro ammontare.

Chiarimenti Agenzia delle Entrate

L'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulla possibilità di fruire del Credito d'imposta R&S, in relazione all’acquisto di "numerosi marchi, brevetti (per invenzione e per modelli di utilità) e disegni" ad un'asta fallimentare, compresi in un unico "lotto", e dunque senza il dettaglio del valore dei singoli beni.

Dopo aver chiarito che il credito d’imposta è fruibile esclusivamente in relazione all'acquisizione dei brevetti, in quanto riconducibili alla definizione di privativa industriale, mentre i marchi d'impresa e i disegni non possono essere ammissibili al credito d'imposta per ricerca e sviluppo, in quanto, pur rientrando nella definizione di "privativa", non realizzano il presupposto previsto dalla norma "di riferimento a un'invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotti o a una nuova varietà vegetale" ha precisato che:

  • l'ammissibilità al credito di imposta è subordinata alla circostanza che i costi siano sostenuti nello svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo;
  • devono ritenersi ammissibili i costi sostenuti per l’acquisizione di privative da soggetti terzi, anche da un fallimento di altra società, in quanto sia la normativa, sia che la prassi in materia non prevedono condizioni circa la provenienza della privativa;
  • per la corretta valorizzazione delle singole "privative industriali" comprese in un unico lotto, acquistato ad un prezzo complessivo, senza il dettaglio del costo dei singoli beni, al fine di determinare la spesa ammissibile alla determinazione del credito di imposta è possibile adottare un criterio di ripartizione fondato sull’incidenza percentuale del valore normale del singolo bene rispetto al valore normale complessivo del lotto di beni acquistato. In tal caso, al fine di rendere comprensibili, in sede di eventuale controllo, i criteri di stima utilizzati, che in ogni caso devono essere oggettivi, è opportuno predisporre una relazione di stima;
  • per quanto concerne la determinazione della media aritmetica di riferimento degli investimenti realizzati nei tre periodi di imposta precedenti a quello di prima applicazione, non vanno assunti gli investimenti realizzati dalla società fallita, trattandosi di posizioni soggettive fiscalmente indipendenti.

 

Fonte: Circolare 27 aprile 2017, n. 13/E, Risoluzione 14 febbraio 2017, n. 19/E, Risoluzione 25 gennaio 2017, n. 12/E, Risoluzione 19 luglio 2016, n. 55/E, Circolare 16 marzo 2016, n. 5/E, Decreto 27 maggio 2015, G.U.R.I. 29 luglio 2015, n. 174, Legge 23 dicembre 2014, n. 190, G.U.R.I. 29 dicembre 2014, n. 300, suppl. ordinario n. 99

 

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