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Ricerca e sviluppo: attività socio unico

Confermato che il credito d’imposta per attività ricerca e sviluppo è accessibile anche per le spese sostenute nelle attività di R&S svolte dal socio unico e amministratore di una società. Il credito di imposta ricerca e sviluppo previsto dalla legge di Bilancio 2019 ha introdotto numerose modifiche: aliquota del bonus, limite massimo annuale riconoscibile a ciascun beneficiario, criteri di calcolo, utilizzabilità, adempimenti certificativi e controlli successivi.

La legge di bilancio 2019 (Legge 145/2018) ha apportato importanti novità per le imprese che intendono usufruire del credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo nel 2019.

Le novità riguardano, in particolare:

  • la misura dell’agevolazione, che ritorna alla doppia aliquota del 25% e del 50%;
  • le modalità di calcolo del beneficio spettante;
  • l'importo massimo del bonus che potrà essere fruito da ciascuna impresa che viene dimezzato, da 20 a 10 milioni di euro;
  • l'ampliamento delle spese ammissibili;
  • gli adempimenti. Le imprese beneficiarie saranno tenute a redigere e conservare una relazione tecnica che illustri le finalità, i contenuti e i risultati delle attività di ricerca e sviluppo svolte in ciascun periodo d’imposta in relazione ai progetti o ai sottoprogetti in corso di realizzazione.

Con effetto già dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018 si applicano le disposizioni relative agli adempimenti documentali

Il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo è riconosciuto alle imprese che investono negli anni 2016, 2017, 2018, 2019 e 2020 nel settore della ricerca e dello sviluppo, a condizione però che:

  • la spesa per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, sia per ciascun anno di imposta di almeno 30 mila euro;
  • la suddetta spesa sia di tipo incrementale, e cioè che ecceda la media degli stessi investimenti effettuati dall'impresa nei 3 anni precedenti e a quello in corso.

Per le nuove imprese che hanno aperto l'attività da meno di 3 anni, il calcolo della media degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, ai fini di riconoscimento del bonus fiscale, è quella relativa alle spese effettuate a partire dal periodo di imposta in cui sono state costituite.

L'Agenzia delle Entrate con proprio provvedimento conferma che il credito d’imposta per attività ricerca e sviluppo è accessibile anche per le spese sostenute nelle attività di R&S svolte dal socio unico e amministratore di una società.

Il chiarimento arriva in risposta all'interpello presentato da una società specializzata nello sviluppo tecnologico finalizzato alla creazione di strumenti di precisione per ricerca. Dal momento che, in assenza di dipendenti e collaboratori, l’attività di ricerca è svolta esclusivamente mediante il lavoro del socio unico, nonché amministratore unico della società, l'istante vorrebbe accedere al credito di imposta per il compenso corrisposto all’amministratore limitatamente alla parte imputabile all’attività di ricerca e sviluppo tecnologico effettivamente svolta.


Di seguito sono riportate le indicazioni relative al credito d’imposta con le novità introdotte dalla legge di bilancio 2019 per attività e investimenti in ricerca e sviluppo: 

Bonus Ricerca e Sviluppo 2019

Soggetti beneficiari

Sono ammessi i seguenti soggetti che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo:

  • imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore in cui operano, dal regime contabile adottato e dalle dimensioni aziendali
  • imprese che operano sul territorio nazionale in base a contratti di committenza con imprese residenti o localizzate in altri Stati Ue, in Paesi aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo o inclusi nella lista di cui al decreto del Ministero delle Finanze del 4 settembre 1996, aggiornata dal decreto del 9 agosto 2016
  • imprese neo-costituite, cioè le imprese che hanno intrapreso l’attività da meno di 3 anni
  • consorzi e le reti di imprese
  • enti non commerciali in caso esercitino un’attività commerciale
Attività ammesse

Sono ammissibili al credito d’imposta le seguenti attività di ricerca e sviluppo:

  • a) lavori sperimentali o teorici svolti, aventi quale principale finalità l'acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o usi commerciali diretti;
  • b) ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti ovvero la creazione di componenti di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c);
  • c) acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati; può trattarsi anche di altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi e servizi; tali attività possono comprendere l'elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, inclusi gli studi di fattibilità, purché' non siano destinati a uso commerciale; realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati a esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida;
  • d) produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati in vista di applicazioni industriali o per finalità commerciali.

Non si considerano attività di ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti.

Spese ammesse

Le spese ammesse nel bonus ricerca e sviluppo, sono i costi sostenuti dall'impresa, direttamente connessi allo svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo, quali:

  • Costi del personale altamente qualificato e non impiegato in attività di ricerca e sviluppo: tale spesa rientra nel bonus, se il personale è in possesso di un titolo di dottore di ricerca, di una laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico, o iscritto ad un ciclo di dottorato presso un'università italiana o estera, e sia assunto come dipendente dell'impresa in qualità di impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo o come collaboratore, compresi professionisti e artisti impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, a patto però che la propria attività, venga svolta all'interno dell'impresa stessa. In tali spese, sono compresi anche: retribuzione lorda e contributi obbligatori.
  • Quote di ammortamento spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio: costo unitario non inferiore a 2 mila euro IVA inclusa. Per fruire dell'ammissibilità delle quote nel bonus, tali beni devono essere di proprietà dell'impresa o utilizzate dalla stessa, oppure, se acquisiti tramite locazione finanziaria vanno inseriti anche i canoni di affitto nel limite dell’importo deducibile, se invece la locazione non è finanziaria, si tiene conto del costo storico riportato nel contratto o dichiarato dal locatore.
  • Spese sostenute per stipulare contratti di ricerca con le università, enti di ricerca o organismi equiparati, con le altre imprese e start-up innovative, differenti da quelle controllate dall’impresa. N.B. i contratti di ricerca extra muros, per essere ammessi al beneficio, devono essere stipulati con imprese italiane o residenti in uno Stato Ue, o aderente all’accordo sullo spazio economico europeo.
  • Spese per acquisire competenze tecniche e privative industriali relative a un'invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche se esterna.

Inoltre, sono spese ammissibili, ma solo per le imprese non soggette a revisione legale dei conti e prive di un collegio sindacale, i costi sostenuti per la certificazione contabile, nel limite di 5mila euro.

Misura agevolazione 

La misura dell'agevolazione dal 2019 prevede 2 differenti aliquote di credito d’imposta ricerca e sviluppo, in funzione delle diverse tipologie di spese, che sono state oggetto di modifica da parte del decreto Dignità:

  • nella misura del 25% (dimezzato rispetto alla precedente normativa) per:
    • personale titolare di un rapporto di lavoro autonomo o comunque diverso dal lavoro subordinato, direttamente impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo contributo;

    • quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, con un costo unitario non inferiore a 2 mila euro al netto dell'imposta sul valore aggiunto;

    • contratti stipulati con imprese standard che non rientrano nella classificazione di PMI innovative e di start up innovative, per il diretto svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d'imposta, a condizione che non si tratti di imprese appartenenti al medesimo gruppo dell'impresa committente;

    • competenze tecniche e privative industriali (brevetti) relative a un'invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne;

    • materiali, forniture e altri prodotti analoghi direttamente impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo anche per la realizzazione di prototipi o impianti pilota relativi alle fasi della ricerca industriale e dello sviluppo sperimentale (nuova spesa introdotta nel 2019). L’impresa può decidere di non sfruttare questa nuova spesa ammissibile nel caso in cui l'inclusione del costo di tali beni tra le spese ammissibili comporti una riduzione dell'eccedenza agevolabile.

  • nella misura del 50% per:
    • personale dipendente titolare di un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, direttamente impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo;
    • contratti stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati per il diretto svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d'imposta;
    • contratti stipulati con imprese residenti rientranti nella definizione di start-up innovative e con imprese rientranti nella definizione di PMI innovative, per il diretto svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d'imposta, a condizione, in entrambi i casi, che non si tratti di imprese appartenenti al medesimo gruppo dell'impresa committente.

Le imprese devono utilizzare le vecchie regole per i calcoli relativi all’esercizio 2018, mentre le nuove sono utili per programmare l’attività del 2019.

Importo massimo annuale

Il credito d’imposta è riconosciuto, fino ad un importo massimo annuale di euro 10 milioni per ciascun beneficiario, a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo almeno pari a euro 30.000.

Modalità di calcolo del credito d'imposta

A partire dal periodo d'imposta 2019, il credito d'imposta:

  • si applicherà nella misura del 50% sulla parte dell'eccedenza di spese in ricerca e sviluppo rispetto alla media del triennio 2012-2014, proporzionalmente riferibile alle spese per il personale titolare di un rapporto di lavoro subordinato direttamente impiegato in tali attività di ricerca e per i contratti stipulati con Università, enti e organismi di ricerca nonché con start-up e PMI innovative indipendenti, rispetto alle spese ammissibili complessivamente sostenute nello stesso periodo d'imposta agevolabile;
  • per la parte residua, si applicherà l'aliquota del 25%.

Il nuovo criterio non interferisce con la formazione del parametro storico (media del triennio 2012-2014), perché opera direttamente sull'eccedenza agevolabile (differenza tra l'ammontare complessivo delle spese ammissibili sostenute nel periodo agevolato e media del triennio 2012-2014), individuando la quota di essa su cui applicare l'aliquota del 50% e la restante quota su cui applicare l'aliquota del 25% in ragione della diversa incidenza delle varie tipologie di spese sulle spese complessive sostenute nel periodo agevolabile.

Per le imprese in attività da meno di 3 esercizi, la media degli investimenti è calcolata sul minor periodo a decorrere dal periodo di costituzione. Da qui, la risposta dell'Agenzia delle Entrate, con la circolare 16.03.2016, n. 5/E (paragrafo 3.1.2), che, per i soggetti che di fatto non hanno un triennio alle spalle per il calcolo, per esempio perché si sono costituiti nel 2016, non si avranno valori di riferimento: perciò l'incremento è pari alla spesa sostenuta, ossia si prende per il calcolo del credito l'intero volume degli investimenti realizzati nel 2016.

Modalità di fruizione

Il credito d’imposta:

  • va indicato nel modello UNICO relativo al periodo d’imposta nel corso del quale lo stesso è maturato;
  • non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile IRAP;
  • non rileva ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi ex artt. 61 e 109, TUIR;
  • è utilizzabile esclusivamente in compensazione.
Documentazione e certificazione

Per beneficiare del bonus sarà necessario predisporre la seguente documentazione e certificazione circa la spesa sostenuta in ricerca e sviluppo:

  • obbligo di allegare al bilancio la documentazione attestante i costi ammissibili certificata dal soggetto incaricato di compiere la revisione legale, collegio sindacale, revisore legale dei conti o una società di revisione legale dei conti entro la data di approvazione del bilancio;
  • se il bilancio è già certificato questa certificazione non è necessaria.

Bisognerà inoltre produrre i seguenti documenti:

  1. progetto di ricerca contenente la descrizione relativa alle attività intraprese dall’impresa beneficiaria;
  2. personale (sia dipendente che in rapporto di collaborazione): fogli presenze nominativi con indicazione giornaliera delle ore impiegate in R&S e debitamente firmati dal legale rappresentante ovvero dal responsabile dell’attività di ricerca;
  3. strumenti e attrezzature di laboratorio: dichiarazione del legale rappresentante (o del responsabile alla ricerca) indicanti misura e periodo di impiego per attività di R&S;
  4. contratti di ricerca e relazione (debitamente firmata) con indicazione delle attività svolte per R&S nel periodo di imposta;
  5. prospetto recante l’elencazione analitica degli investimenti realizzati nei periodi di imposta precedenti e utilizzati per la base di calcolo della quota incrementale che determina l’ammontare del credito di imposta (tale prospetto non è soggetto a certificazione da parte del Revisore legale);
  6. documentazione che attesti gli investimenti realizzati di cui al punto precedente;
  7. nell’ipotesi in cui il committente della ricerca e sviluppo sia un soggetto non residente il soggetto commissionario, beneficiario del credito di imposta, dovrà predisporre e conservare una relazione descrittiva delle attività svolte corredata da un prospetto di raccordo tra le spese, rilevanti ai fini della determinazione del credito di imposta, la loro imputazione contabile nonché la relativa ripartizione per singolo centro di costo.
Adempimenti 

Le nuove disposizioni estendono l’obbligo della certificazione delle spese rilevanti ai fini del calcolo del beneficio (sia del periodo agevolato e sia dei periodi di media), attualmente previsto per le sole imprese non soggette per legge al controllo legale dei conti, a tutti i soggetti beneficiari.

Ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la corrispondenza delle stesse alla documentazione contabile predisposta dall’impresa deve risultare da apposita certificazione rilasciata dal soggetto incaricato dalla revisione legale dei conti.

Per le imprese non obbligate per legge alla revisione legale dei conti, la certificazione dovrà essere rilasciata da un revisore legale dei conti o da una società di revisione legale dei conti (iscritti nella sezione A del registro dei revisori legali, di cui all’articolo 8 del D.Lgs. n. 39/2010) e le spese sostenute per adempiere a tale obbligo di certificazione della documentazione contabile saranno riconosciute in aumento del credito d’imposta per un importo non superiore al minore tra quello effettivamente sostenuto e 5.000 euro, fermo restando, comunque, il limite massimo di 10 milioni di euro di importo concedibile per ciascuna impresa su base annuale.

L'utilizzo in compensazione del credito maturato in un determinato periodo agevolabile non potrà iniziare (a decorrere dal successivo) se non a partire dalla data in cui viene adempiuto l’obbligo di certificazione.

L’impresa è tenuta a predisporre una relazione tecnica illustrativa del progetto o dei progetti di ricerca e sviluppo intrapresi, del loro avanzamento e di tutte le altre informazioni rilevanti per l’individuazione dei lavori ammissibili al credito d’imposta. Tale relazione, in caso di attività svolte direttamente dall’impresa, è a cura deve essere del responsabile aziendale delle attività di ricerca e sviluppo o del responsabile del singolo progetto o sottoprogetto e deve essere controfirmata dal rappresentante legale dell’impresa ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative regolamentari in materia di documentazione amministrativa di cui al D.P.R. n. 445/2000. Nel caso di ricerca commissionata, la redazione della relazione tecnica sarà a cura del soggetto commissionario.

Chiarimenti normativi

 

Spese di ricerca commissionate a non residenti in Italia

L'Agenzia delle Entrate con proprio provvedimento chiarisce che, ai fini dell'accesso al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo effettuate su incarico di committenti non residenti, rilevano solo le spese per le attività svolte direttamente dal commissionario in laboratori o strutture situati in Italia.

Il chiarimento è contenuto nella risposta n. 83 del 26 marzo all'interpello presentato da una società che opera nel settore della distribuzione sul territorio nazionale di farmaci per uso umano, svolgendo anche attività di R&S, e che vorrebbe accedere al bonus ricerca in relazione all’attività condotta in Italia nell’ambito della sperimentazione clinica, sia in nome proprio che per conto della società madre di diritto statunitense.

Certificazione documentazione

Il Ministero dello Sviluppo economico con Circolare 15 febbraio 2019, n. 38584 ha fornito chiarimenti sull'obbligo di certificare la documentazione contabile relativa alle spese sostenute con riferimento al credito di imposta ricerca e sviluppo.

In particolare, con riferimento all’onere di certificazione della documentazione contabile, la legge di Bilancio 2019 ha stabilito, con effetto dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018, da un lato, che sono tenute alla certificazione anche le imprese non obbligate per legge al controllo legale dei conti che ne erano i precedenza esonerate e, dall’altro, che l’adempimento di tale onere costituisce condizione (formale) per il riconoscimento e l’utilizzo del credito d’imposta.

Al fine di eliminare eventuali dubbi in proposito, Il Ministero ha precisato che in sede di rilascio della certificazione della documentazione contabile non è richiesta al soggetto incaricato della revisione legale dei conti (ovvero, nel caso di imprese non tenute al controllo legale dei conti, al soggetto qualificato cui viene richiesta la certificazione) alcuna valutazione di carattere tecnico in ordine all’ammissibilità al credito d’imposta delle attività di ricerca e sviluppo svolte dall’impresa. Sui contenuti e sulle modalità di rilascio della certificazione della documentazione contabile, il Ministero rinvia alle istruzioni fornite dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 5/E del 2016 (paragrafi 7 e 8) e nella successiva circolare n. 13/E del 2017 (paragrafo 4.9).

Operazioni straordinarie, come trasformazioni, fusioni, scissioni e conferimenti

L'Agenzia delle Entrate con circolare n.10/E del 16 maggio 2018 affronta gli aspetti che possono sorgere quando i beneficiari del credito, che si applica per i sei anni dal 2015 al 2020, sono interessati da operazioni straordinarie, come trasformazioni, fusioni, scissioni e conferimenti, indicando le soluzioni applicative.

Il documento delle Entrate passa in rassegna le principali casistiche di operazioni straordinarie, al fine di indicare i criteri per la corretta determinazione del credito. A questo riguardo, va subito rilevato che, considerate le condizioni di obiettiva incertezza della normativa di riferimento, l'Agenzia afferma che saranno tutelate quelle imprese che, avendo applicato criteri interpretativi diversi da quelli ora indicati, hanno ottenuto un beneficio maggiore o minore di quello spettante alla luce della nuova circolare. Da un lato, quindi, nessuna sanzione sarà applicata nell'ipotesi in cui una parte del credito sia stato indebitamente utilizzato in compensazione per effetto di un calcolo effettuato utilizzando soluzioni interpretative diverse da quelle contenute nella circolare. Dall'altro lato, se il credito effettivamente spettante risulterà maggiore di quanto in precedenza calcolato, le imprese, che dovranno presentare una dichiarazione integrativa a favore, potranno utilizzarlo in compensazione.

La circolare individua tre principi di carattere generale alla base delle regole di calcolo:

  • l'autonomia della disciplina agevolativa rispetto alla ordinaria disciplina di determinazione del reddito d'impresa (e dell'imposta);
  • l'autonomia dei singoli periodi di imposta;
  • il ragguaglio alla durata dei periodi di imposta dei parametri rilevanti ai fini del calcolo del bonus (importo minimo degli investimenti; tetto massimo annuale; media storica di riferimento).
Software

Il Mise con Circolare 9 febbraio 2018, n. 59990 fornisce ulteriori istruzioni sui criteri di individuazione delle attività ammissibili al beneficio nello specifico settore del software.

  • La circolare fornisce una serie chiarimenti di carattere generale al fine di consentire alle imprese interessate di procedere alla verifica dei requisiti di ammissibilità all'incentivo. Infine, in considerazione della natura automatica dell'incentivo, la circolare richiama l'attenzione sulla necessità che la documentazione che l'impresa è tenuta a predisporre e conservare per i successivi controlli contenga tutti gli elementi atti a dimostrare la rispondenza delle attività svolte ai criteri sopra richiamati.
Biotecnologie 

L'Agenzia delle Entrate con Risoluzione 10 ottobre 2017, n. 122  ha fornito chiarimenti e risposte ai quesiti posti dagli operatori del settore sull’applicazione al campo delle biotecnologie (con particolare riferimento alla ricerca farmaceutica) del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo.

  • L’intervento dell’Agenzia ha fornito risposte in merito:
    • tipologia di ricerca agevolabile
    • tipologia di investimenti ammissibili
    • Costi relativi a personale non altamente qualificato, che svolge la propria attività in totale autonomia di mezzi e organizzazione
    • Costi per personale altamente qualificato assunto con contratto di apprendistato
    • Spese relative a contratti di ricerca dei costi riferibili a consulenze regolatorie
    • Ammissibilità come spesa extra-muros dei costi relativi a commesse di ricerca tra imprese aventi il medesimo consiglio di amministrazione
    • Costi relativi a studi clinici per contratti di ricerca sui farmaci, relativi ad assicurazione e comitati etici, in quanto costi accessori alla ricerca stessa
Esercizio solare

L'Agenzia delle Entrate con Risoluzione 9 ottobre 2017, n. 121 chiarisce le regole per il calcolo del credito d’imposta ricerca e sviluppo nel caso di modifica dell’esercizio solare.

  • Nel caso oggetto della risoluzione viene analizzato l’esempio di chiusura anticipata dell’esercizio solare da parte di una società dal 31 dicembre 2015 al 31 agosto 2015.
  • Il calcolo è effettuato in base alle spese ammissibili sostenute in eccedenzarispetto alla media delle spese sostenute nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.
Istruzioni operative

L'Agenzia delle Entrate con Circolare 27 aprile 2017, n. 13/E, elaborata d’intesa con il Ministero dello Sviluppo economico, fornisce istruzioni alle imprese che intendono usufruire dell’incentivo, alla luce delle modifiche introdotte, al fine di potenziare lo strumento, con l’ultima Legge di bilancio.

  • La legge di Stabilità 2015, modificando la misura introdotta dall’art. 3 del D.L. 145/2013, ha riconosciuto un credito d’imposta a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019. La legge di bilancio 2017 ha recentemente prorogato di un anno il periodo di tempo nel quale possono essere effettuati gli investimenti ammissibili (fino al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020) e ha potenziato il beneficio prevedendo, con decorrenza dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016:
    • l’applicazione di un’aliquota unica del credito di imposta, pari al 50 per cento, a prescindere dalla tipologia di investimenti effettuati;
    • l’ammissibilità delle spese relative a tutto il "personale impiegato nell’attività di ricerca e sviluppo" non essendo più richiesto il requisito di specializzazione, secondo il quale detto personale doveva essere "altamente qualificato";
    • l’incremento a 20 milioni di euro (dagli originari 5 milioni di euro) dell’importo massimo annuale del credito di imposta spettante a ciascun beneficiario.
Marchi e brevetti

L'Agenzia delle Entrate con Risoluzione 14 febbraio 2017, n. 19/E ha fornito chiarimenti sulla possibilità di fruire del Credito d'imposta R&S, in relazione all’acquisto di "numerosi marchi, brevetti (per invenzione e per modelli di utilità) e disegni" ad un'asta fallimentare, compresi in un unico "lotto", e dunque senza il dettaglio del valore dei singoli beni.

  • Dopo aver chiarito che il credito d’imposta è fruibile esclusivamente in relazione all'acquisizione dei brevetti, in quanto riconducibili alla definizione di privativa industriale, mentre i marchi d'impresa e i disegni non possono essere ammissibili al credito d'imposta per ricerca e sviluppo, in quanto, pur rientrando nella definizione di "privativa", non realizzano il presupposto previsto dalla norma "di riferimento a un'invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotti o a una nuova varietà vegetale" ha precisato che:
    • l'ammissibilità al credito di imposta è subordinata alla circostanza che i costi siano sostenuti nello svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo;
    • devono ritenersi ammissibili i costi sostenuti per l’acquisizione di privative da soggetti terzi, anche da un fallimento di altra società, in quanto sia la normativa, sia che la prassi in materia non prevedono condizioni circa la provenienza della privativa;
    • per la corretta valorizzazione delle singole "privative industriali" comprese in un unico lotto, acquistato ad un prezzo complessivo, senza il dettaglio del costo dei singoli beni, al fine di determinare la spesa ammissibile alla determinazione del credito di imposta è possibile adottare un criterio di ripartizione fondato sull’incidenza percentuale del valore normale del singolo bene rispetto al valore normale complessivo del lotto di beni acquistato. In tal caso, al fine di rendere comprensibili, in sede di eventuale controllo, i criteri di stima utilizzati, che in ogni caso devono essere oggettivi, è opportuno predisporre una relazione di stima;
    • per quanto concerne la determinazione della media aritmetica di riferimento degli investimenti realizzati nei tre periodi di imposta precedenti a quello di prima applicazione, non vanno assunti gli investimenti realizzati dalla società fallita, trattandosi di posizioni soggettive fiscalmente indipendenti.
Cumulabilità

L'Agenzia delle Entrate con Risoluzione 25 gennaio 2017, n. 12/E ha fornito sulla fruibilità dell’agevolazione per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo e delle sovvenzioni erogate dall’Unione Europea specificando, in particolare, le modalità di calcolo per verificare gli importi in relazione ai quali è possibile beneficiare del credito.

  • L’esistenza del cumulo va verificata solo sui costi ammissibili a entrambe le discipline agevolative: l’importo del credito d’imposta teoricamente spettante sommato con i contributi comunitari riferibili ai costi eleggibili al credito non deve risultare superiore ai costi ammissibili di competenza del periodo di imposta per il quale si intende accedere all’agevolazione. Ciò al fine di accertare che, a seguito del cumulo degli incentivi, le spese relative agli investimenti ammissibili non risultino coperte oltre il limite massimo, rappresentato dal 100% del loro ammontare.
Contratto di somministrazione 

L'Agenzia delle Entrate con Risoluzione 19 luglio 2016, n. 55/E chiarisce che i costi sostenuti per il personale altamente qualificato impiegato con contratto di somministrazione sono ammessi al credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo.

  • Con la risoluzione in oggetto l’Amministrazione finanziaria afferma che sotto il profilo sostanziale, i lavoratori per i quali è stato stipulato il contratto di somministrazione di lavoro possono di fatto considerarsi, nel corso della durata di tale contratto, dipendenti dell’impresa utilizzatrice.
  • Conseguentemente, i costi sostenuti dalla società istante nella veste di utilizzatrice/datore di lavoro effettivo possono considerarsi, per la parte rimasta a carico dell’utilizzatrice ed esclusi i costi del contratto commerciale tra somministratore ed utilizzatore, rientranti tra quelli per personale altamente qualificato, eleggibili al credito di imposta nella misura in cui detti lavoratori partecipano effettivamente all’attività di ricerca e sviluppo sotto la direzione ed il controllo dell’utilizzatore ed in presenza di tutti gli ulteriori requisiti richiesti dalla norma primaria e di attuazione.

 

 

Bonus Ricerca e Sviluppo 2018

Il beneficio, concesso entro il tetto massimo annuale di 20 milioni di euro per beneficiario e a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo per almeno 30.000 euro, è riconosciuto in misura pari al 50% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei 3 periodi imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015, oppure dalla costituzione se questa è avvenuta da meno di 3 anni.

La metodologia di calcolo del credito d’imposta è basata su un calcolo di tipo incrementale.

Il bonus è riconosciuto nei limiti della spesa incrementale complessiva. Costituita dalla differenza positiva tra:

  • L’ammontare di tutti gli investimenti realizzati nel periodo d’imposta per il quale si intende fruire dell’agevolazione;
  • L’investimento medio relativo ai tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015. Ossia il triennio 2012-2014 per le imprese con periodo di imposta coincidente con l’anno solare.

Per i soggetti di nuova costituzione, non avendo una media di riferimento, si deve prendere il valore complessivo degli investimenti realizzati in ciascun periodo di imposta per il quale intendono fruire dell’agevolazione.

 

Fonte: Circolare 15 febbraio 2019, n. 38584, Legge 30 dicembre 2018, n. 145, G.U.R.I. 31 dicembre 2018, n. 302, Circolare 16 maggio 2018, 10/E, Circolare 9 febbraio 2018, n. 59990, Risoluzione 10 ottobre 2017, n. 122, Risoluzione 9 ottobre 2017, n. 121, Circolare 27 aprile 2017, n. 13/E, Risoluzione 14 febbraio 2017, n. 19/E, Risoluzione 25 gennaio 2017, n. 12/E, Risoluzione 19 luglio 2016, n. 55/E, Circolare 16 marzo 2016, n. 5/E, Decreto 27 maggio 2015, G.U.R.I. 29 luglio 2015, n. 174, Legge 23 dicembre 2014, n. 190, G.U.R.I. 29 dicembre 2014, n. 300, suppl. ordinario n. 99

 

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